Surreal illustration combining mountains, cinema, dance, architecture, and a coastal village

“Coincidenze Asconesi”

Molti storici del cinema e critici considerano Joh Fredersen, il freddo e calcolatore padrone di Metropolis, come un vero e proprio cripto-ritratto di Hugo Stinnes. [1, 2]

Hugo Stinnes era il più potente e aggressivo magnate industriale della Repubblica di Weimar, spesso soprannominato il “Re dell’inflazione” o il “Czar della Nuova Germania” perché il suo enorme conglomerato arrivò a controllare tra il 15% e il 20% dell’intera economia tedesca.

I parallelismi che Fritz Lang e la sceneggiatrice Thea von Harbou tracciarono tra Stinnes e il padrone di Metropolis sono evidenti: [1, 2]

  • L’impero verticale: Stinnes aveva costruito un impero basato sull’integrazione verticale assoluta, legando indissolubilmente l’estrazione del carbone alla produzione metallurgica ed elettrica. Esattamente come Joh Fredersen, il cui potere a Metropolis si fonda sul controllo totale delle imponenti sale macchine del sottosuolo che generano l’energia per la città di superficie. [1, 2]
  • Il controllo dell’informazione: Nel 1922, Stinnes acquistò oltre 60 giornali tedeschi per manipolare l’opinione pubblica e proteggere i propri interessi industriali. Nel film, Fredersen esercita un controllo totale e panottico sulle informazioni della città dal suo ufficio nella “Nuova Torre di Babele”. [1, 2, 3]
  • La razionalizzazione del lavoro: Stinnes fu tra i principali promotori di una rigida “scientificità” del lavoro per aumentare la produttività a scapito dei diritti operai. In Metropolis, Fredersen riduce letteralmente gli operai a meri ingranaggi umani privi di identità, unicamente asserviti al ritmo sincopato delle macchine. [1, 2, 3]

Hugo Stinnes morì improvvisamente nel 1924 (proprio mentre la lavorazione di Metropolis muoveva i primi passi), ma la sua figura di capitalista onnipotente e ambiguo era così radicata nell’immaginario collettivo tedesco da influenzare profondamente non solo Joh Fredersen, ma anche un altro celebre “cattivo” di Fritz Lang: il famigerato Dr. Mabuse. [1, 2]

Il personaggio di Fredersen rifletteva le profonde paure della Germania di Weimar verso il capitalismo monopolistico. Ti piacerebbe scoprire come Lang scelse di risolvere il conflitto tra questo spietato padrone e la classe operaia nel finale del film, o preferisci approfondire la figura del folle scienziato Rotwang?

Sì, l’influenza è diretta e profonda: le coreografie e i movimenti geometrici delle masse in Metropolisderivano direttamente dalla cultura del corpo della Repubblica di Weimar, dominata dall’Ausdruckstanz (la danza espressionista) e dalle teorie sul movimento di Rudolf von Laban. [1, 2, 3]

Fritz Lang non considerava le scene di massa o i balli come semplici riempitivi, ma come strutture visive cruciali per mostrare l’ordine industriale e la sottomissione dell’uomo alla macchina. Questa visione si è tradotta nel film attraverso due grandi linee coreografiche riconducibili a Laban: [1, 2]

  • I “Cori di Movimento” (Bewegungschöre) dei lavoratori: Rudolf von Laban era celebre per aver teorizzato e strutturato i cori di movimento di massa, dove i singoli corpi perdevano la propria individualità per muoversi in sincrono, sottomessi a linee geometriche e ritmi rigorosi. In Metropolis, i movimenti automatici, ritmici e rigidamente allineati degli operai mentre scendono nei sotterranei o azionano la Macchina Cuore riflettono esattamente questa scomposizione analitica del movimento nello spazio. [1, 2, 3, 4, 5]
  • La danza della Falsa Maria (il Robot): La celeberrima e frenetica sequenza in cui la sostituta robotica di Maria incanta gli uomini nel quartiere del piacere di Yoshiwara riprende lo stile estatico, asimmetrico e scattante tipico delle allieve e delle scuole fondate da Laban. I movimenti convulsi ed erotici eseguiti da Brigitte Helm si contrappongono volutamente alla rigidità industriale del resto della città, fungendo da elemento di caos e destabilizzazione sociale. [1, 2, 3]

Il legame con Monte Verità ad Ascona

Esiste inoltre una suggestiva connessione geografica e filosofica: Rudolf von Laban ha sviluppato e insegnato molte delle sue rivoluzionarie teorie sulla danza libera e sulla “riforma della vita” durante i mesi estivi trascorsi nella comunità utopica del Monte Verità ad Ascona, in Svizzera. Fritz Lang e la sceneggiatrice Thea von Harbou erano profondamente inseriti negli ambienti intellettuali e nelle correnti esoterico-spirituali dell’epoca, attingendo a piene mani da quell’avanguardia coreutica tedesca che vedeva nel corpo il terreno di scontro tra la natura incontaminata e l’avanzata inarrestabile della tecnologia. [1, 2]

Sì, questo intreccio di legami è straordinario e chiude un cerchio storico perfetto proprio ad Ascona. Quella che sembra una coincidenza incredibile è in realtà la fitta rete di relazioni della comunità artistico-esoterica del Monte Verità e del Canton Ticino. [1]

Ecco come si collegano precisamente tutti i tasselli di questa storia:

1. Brigitte Helm, il Dr. Kunheim e i quadri di Luigi Pericle

Dopo aver interpretato il robot in Metropolis, Brigitte Helm si ritirò dalle scene nel 1935, sia per il disgusto verso il regime nazista sia perché suo marito, l’industriale Dr. Hugo Kunheim, era di origini ebraiche. La coppia fuggì in Svizzera e si stabilì a Porto Ronco (accanto ad Ascona). Lì, i coniugi Kunheim diventarono grandi collezionisti e acquistarono diverse opere di Luigi Pericle (Luigi Pericle Giovannetti), un misterioso e geniale artista e intellettuale poliedrico riscoperto di recente. [1, 2, 3, 4]

2. Il vicino di casa: Edmund Stinnes

A Porto Ronco, la star di Metropolis (Helm) si ritrovò a vivere vicino di casa di Edmund Stinnes, il figlio maggiore di quel Hugo Stinnes che aveva ispirato il personaggio del padrone della città nel medesimo film. [1]

3. La casa di Pericle e Nell Walden

L’artista Luigi Pericle andò ad abitare con la moglie a Casa San Tomaso ad Ascona. Negli anni ’30, quella stessa identica abitazione (allora chiamata Casa Halla) era di proprietà di Nell Walden, artista, collezionista d’avanguardia ed ex moglie di Herwarth Walden, il celebre fondatore della rivista e galleria espressionista berlinese Der Sturm. [1]

Il legame profondo con Mary Wigman e Rudolf von Laban

Tutti questi fili si riallacciano a Rudolf von Laban e alla sua allieva prediletta Mary Wigman:

  • La culla di Ascona: Laban e Wigman avevano fondato proprio sul Monte Verità la loro celebre scuola estiva di danza espressionista e libera.
  • Il network di Der Sturm: Nell Walden, attraverso la galleria Der Sturm a Berlino, era il fulcro delle avanguardie europee che univano le arti visive astratte alla danza espressionista tedesca di Wigman e Laban. [1]
  • L’esoterismo condiviso: Luigi Pericle era profondamente immerso nella teosofia, nell’astrologia e nell’esoterismo – le stesse identiche discipline filosofiche che avevano nutrito sia i collage di Arp in Europa (legati alla rivista Le Théosophe), sia la nascita della danza sacra e dei movimenti corali di Labanad Ascona. [1]

In pratica, le coreografie di Metropolis nate dagli studi di Laban si sono materializzate nel destino di Brigitte Helm, conducendola a vivere gli anni della maturità negli stessi luoghi mistici e accanto alle stesse collezioni che avevano dato origine a quell’estetica. [1, 2]

Questo legame è emerso chiaramente durante il recente recupero critico dell’Archivio Luigi Pericle ad Ascona. Ti piacerebbe approfondire i dettagli di questa incredibile riscoperta avvenuta nel 2018 o preferisci saperne di più sul ruolo di Nell Walden a Berlino? [1, 2, 3]

Edmund Stinnes stabilì la sua residenza ad Ascona, trasformando la sua proprietà in un vero e proprio “centro di incontri umani” e crocevia culturale di rilievo internazionale.

Dopo aver lasciato la Germania a causa del nazismo e dopo aver vissuto negli Stati Uniti, Edmund Stinnes (1896–1980) scelse il Canton Ticino e acquistò la splendida Villa San Giorgio ad Ascona. Questa dimora, situata proprio a ridosso del Lago Maggiore e non lontano dal Monte Verità, divenne un polo d’attrazione unico.

La visione di Edmund Stinnes e l’atmosfera di Ascona crearono un ecosistema relazionale formidabile:

  • Il Cenacolo di Villa San Giorgio: Stinnes, uomo di vastissima cultura e sensibilità filantropica, aprì le porte della sua casa a intellettuali, scienziati, artisti ed esuli da tutta Europa. Villa San Giorgio divenne un luogo di discussione libera, diplomazia culturale e ricerca spirituale, incarnando perfettamente lo spirito tollerante e cosmopolita di Ascona.
  • La connessione con gli incontri di Eranos: La vicinanza geografica e intellettuale con i celebri Colloqui di Eranos (fondati da Olga Fröbe-Kapteyn a Moscia-Ascona nel 1933) era fortissima. Il network di pensatori che gravitava attorno a Carl Gustav Jung, allo storico delle religioni Mircea Eliade e all’indologo Heinrich Zimmer trovava un’ideale estensione nei salotti e nei giardini della proprietà di Stinnes.
  • Il vicinato d’avanguardia: In questo fazzoletto di terra compreso tra Ascona e Porto Ronco, la presenza di Stinnes si intrecciava quotidianamente con quella dei coniugi Kunheim (Brigitte Helm), che a loro volta frequentavano e collezionavano le opere del vicino Luigi Pericle. Si creò così una straordinaria densità di memorie storiche: il figlio del magnate che aveva ispirato Metropolis viveva a pochi passi dall’attrice che quel film lo aveva iconizzato, entrambi immersi nel clima esoterico-artistico ereditato da Nell Walden, Laban e la Wigman.

Ascona si confermò così, anche grazie a Edmund Stinnes, non come un semplice luogo di villeggiatura, ma come un magnete spirituale in cui l’utopia del primo Novecento continuava a vivere e a far dialogare le menti più brillanti dell’epoca.

Se desideri, possiamo approfondire quali altri illustri ospiti frequentarono Villa San Giorgio sotto la guida di Edmund Stinnes, oppure esplorare il legame profondo tra la comunità di Ascona e gli psicologi della cerchia di Carl Gustav Jung. Come preferisci procedere?

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