James Joyce visitò le Isole di Brissago nel 1919, durante il suo soggiorno nella regione del Lago Maggiore. Lo scrittore irlandese era ospite della baronessa Antoinette de Saint Léger (Antoinette Beyer), la quale aveva trasformato le isole in un rinomato salotto culturale e artistico. [1, 2]
Il legame di Joyce con la regione del Lago Maggiore
- La visita alle isole: Joyce si recò sulle isole nel 1919 dopo aver pescato a Locarno. Nonostante l’ospitalità della baronessa, l’autore mantenne sempre un atteggiamento ironico nei suoi confronti, scherzando in seguito sulla sua vita eccentrica e sui suoi numerosi matrimoni.
- La stesura dell’Ulisse: Il legame più profondo di Joyce con questa zona risale in realtà al 1917, quando visse per alcuni mesi a Locarno e Muralto (presso la Pensione Villa Rossa e la Pensione Daheim). Fu proprio sulle sponde del Lago Maggiore che Joyce iniziò a scrivere le prime bozze del suo capolavoro, l’Ulisse.
- Ispirazioni locali: Molti dettagli e personaggi del romanzo traggono spunto dalle persone incontrate in Ticino. Ad esempio, il personaggio di Gerty MacDowell nell’episodio di Nausicaa è parzialmente ispirato a Gertrude Kaempffer, una giovane dottoressa che Joyce conobbe mentre si trovava in cura a Orselina. [2, 3, 4]
[1] https://www.laguidacuriosa.it
[5] https://www.isoledibrissago.ti.ch
[6] https://www.isoledibrissago.ti.ch
Durante il suo soggiorno nel Locarnese, James Joyce e la sua famiglia abitarono e frequentarono diversi luoghi esatti tra Muralto, Locarno, Orselina e le Isole di Brissago: [1]
Le residenze ufficiali (Muralto e Locarno)
- Pensione Villa Rossa (Muralto): È la primissima sistemazione dello scrittore, dove soggiornò con la moglie Nora e i figli dal 12 ottobre 1917. Qui compose le primissime linee dell’Ulisse.
- Pensione Daheim (Locarno): All’inizio di novembre 1917, a causa di problemi di riscaldamento alla Villa Rossa, la famiglia si trasferì in questa pensione nel territorio comunale di Locarno. Fu in queste stanze che prese stabilmente forma la stesura dei primi tre episodi dell’opera (Telemaco, Nestore e Proteo). [1, 2]
I luoghi d’ispirazione e gli incontri
- Orselina (Sanctuario della Madonna del Sasso e dintorni): Joyce frequentava questa zona collinare sia per curare i suoi gravi problemi agli occhi, sia per far visita a Gertrude Kaempffer, una giovane dottoressa tedesca di 26 anni in cura a Orselina per la tubercolosi. Ispirato da lei, creò il personaggio di Gerty MacDowell nell’episodio Nausicaa dell’Ulisse.
- Le Isole di Brissago (Isola Grande): Nel 1919, Joyce vi si recò in barca. Incontrò la proprietaria delle isole, la stravagante Baronessa Antoinette de Saint Léger. La nobildonna cercò persino di regalargli una collezione di testi erotici appartenuti a un suo ex amante, un gesto che divertì molto lo scrittore. La figura della baronessa ispirò in parte l’episodio di Circe. [1, 3, 4]
Il quindicesimo capitolo dell’Ulisse di Joyce, “Circe”, è una complessa scena teatrale d’avanguardia ambientata nel quartiere a luci rosse di Dublino, con Bella Cohen che incarna la figura mitologica della maga. Ispirandosi alla baronessa Antoinette de Saint Léger, Joyce trasforma l’episodio in un’allucinatoria confessione dei desideri inconsci di Leopold Bloom, dominato dalla figura femminile [1.1]. Attraverso l’uso del teatro, l’autore rappresenta il potere ipnotico e la trasformazione interiore dei personaggi, riflettendo lo stile non convenzionale della nobildonna in un bordello dove le norme sociali vengono stravolte. [1]
https://www.online-literature.com/james_joyce/ulysses/15
Attività quotidiane
- Le rive del Lago Maggiore e i moli di Locarno: Grande appassionato di pesca, Joyce passava intere giornate a pescare sul lago. Spesso partiva proprio dai moli locarnesi prima di muoversi verso Ascona o le isole. [1, 3]
Ascona, d’ altra parte questa località che gode di un invidiabile clima, affacciata in una bella baia, con parchi botanici ricchi di piante e fiori subtropicali e con un entroterra verso nord fatto di selvagge valli alpine tra boschi di castagno e vette di 3mila metri con ghiacciai, qualche cosa di magico e di particolare deve averlo sempre avuto. Tant’ è che all’ inizio del ‘900 fu scelta da un gruppo di naturalisti, anarchici, scrittori, gli alternativi del tempo, per sviluppare sulla collina asconese, battezzata Monte Verità, un progetto spirituale e culturale di ritorno alla natura. Tra gli altri, Hermann Hesse, che qui visse dal 1919 al 1931, Karl Jung, James Joyce, la pittrice russa Marianne von Werefkin. A raccontare che cosa fu quell’ esperienza sul Monte Verità ci pensa un museo, Casa Anatta (dal martedì alla domenica, 15-19).
VIDEO in italiano
Il filmato, tratto da un programma del 1970, racconta la vita e l’opera letteraria di James Joyce (Dublino 1882 – Zurigo 1941).
Di famiglia cattolica e nazionalista, nel 1904 aveva lasciato l’Irlanda per venire a studiare in Italia, dove conobbe Italo Svevo, con cui nacque subito un’importante amicizia. Durante la prima guerra mondiale si trasferì a Zurigo e, più tardi, a Parigi, trascorrendo la maggior parte della vita in esilio volontario. Egli si compiaceva della sua condizione di esule, che a lui sembrava ricalcare il destino del sommo poeta italiano, Dante Alighieri.
Dopo le prime opere, i racconti Dubliners ed il romanzo Dedalus, Joyce raggiunse il successo, nel 1922, con l’Uyisses, in cui tutti gli episodi narrati trovano una corrispondenza con le vicende del poema omerico, ma dove il protagonista non è più l’eroe impegnato in gesta memorabili, bensì l’uomo qualsiasi, l’uomo moderno che deve affrontare i problemi dell’esistenza quotidiana.
Le numerose corrispondenze simboliche che si riscontrano nel testo rivelano quanto l’autore fosse affascinato dalla concezione medievale dell’arte come allegoria, e rimandano anche ad altre opere letterarie, tra cui la Divina Commedia. L’opera, un lungo monologo interiore, tradisce inoltre l’influenza della nascente psicoanalisi di Freud.
Inaugurando modalità narrative del tutto inedite, che attestano la crisi definitiva del romanzo ottocentesco, Joyce è universalmente riconosciuto come uno degli autori più rivoluzionari del Novecento. La portata rivoluzionaria della sua opera si estende al linguaggio che, per meglio restituire il ritmo del “flusso di coscienza”, subisce un’opera di decostruzione radicale: nell’ultima parte dell’Ulysses, Joyce aveva soppresso la punteggiatura; nel Finnegans Wake, la sua ultima opera, del 1941, stravolge addirittura le parole, realizzando un testo quasi indecifrabile.
Joyce arriva a tutto. Negli anni venti aveva in casa un libro di Rudolf Steiner sul significato occulto del sangue, dei pamphlet di Annie Besant e una copia della Occult Review.
Oppure puoi considerare il fatto, ma è una mia teoria un po’ provocatoria, che l’Ulisse si ambienta il 16 giugno del 1904 che sarebbe il giorno in cui Joyce esce con la ragazza che lo fa diventare uomo e poi sposa, et cetera. Ma il 16 giugno del 1885 a Dublino era stata fondata la Dublin Hermetic Society che poi confluisce nella Theosophical Society di Annie Besant, e Madame Blavatsky. Per qualche motivo i nostri critici illuministi hanno sorvolato su questo tipo di conoscenza, considerandola di secondo livello, invece è fondamentale.
Fondamentale perché Joyce scrive un libro segreto che puoi tranquillamente leggere come una storiella con un plot molto semplice, non succede niente nell’Ulisse. Ma è importante quello che c’è dietro, cosa riesci a trovare dietro una scrittura che va disvelata, e Iside Disvelata è un noto libro di Madame Blavatsky. E sei costretto ad andare sempre più a fondo perché dietro ogni maschera c’è un’altra maschera, come nel Peer Gynt di Ibsen, autore amatissimo da Joyce.